Le origini del borgo
Ariano Polesine, posto in sinistra Po di Goro, era al tempo un territorio estense, il Capitanato di Ariano, da cui dipendevano giurisdizionalmente Mesola, il Porto dell’Abate e il Porto di Goro, che sorgeva a nord di Mesola in sinistra Po, in un’area che a seguito della deviazione del Po verso sud effettuata dai veneziani nel 1604 avrebbe portato all’interrimento del Porto di Goro ove era allora collocato e alla creazione della cuspide deltizia su cui, nei secoli a seguire sorse la comunità di Goro. La lontananza dai luoghi di origine porta a credere che i primi insediamenti siano stati determinati dalla necessità di creare luoghi di ricovero per i pescatori, che dovevano essere umili capanne di canna sorrette da pali di legno.
La creazione di nuovi terreni derivanti, dal 1604, dai sedimenti alluvionali del Po determinò l’insorgere di conflitti fra lo Stato pontificio e la Repubblica di Venezia riguardo i confini e la proprietà dei nuovi terreni, dando luogo a lunghe diatribe, a relazioni non condivise dalle parti e alla costruzione di manufatti militari in difesa dei propri diritti.
Se per i pescatori “vagantivi” le capanne in canna quali ricoveri provvisori potevano essere sufficienti per la costituzione di piccoli insediamenti demici stabilizzatisi attorno alla metà del secolo XVIII, con il progressivo allontanarsi della foce del Po di Goro dalla linea di costa, presidiata dal castello estense di Mesola e da Torre dell’Abate nel XVI secolo, per trovare uno sbocco a mare, furono portati sempre più a est i manufatti di guardia e difesa costiera. Dapprima con l’abbandono di Torre Abate, poi con la costruzione della Torre della Panfilia e, infine, con la costruzione del fortino di Goro, risalente ad un periodo precedente al 1733, data in cui compare per la prima volta in una carta topografica.
Il fortino di Goro fu costruito per il controllo dei traffici fluviali sul fiume Goro, l’unico ramo deltizio officioso per la navigazione in territorio pontificio e che consentiva, una volta raggiunto l’incile, di portarsi nel cuore della Pianura Padana.
Il Fortino Pontificio è il primo punto di aggregazione della comunità gorese, posta in un‘area golenale del Po di Goro, ma il paese si svilupperà, come si può evincere dalla cartografia dell’Ottocento, oltre l’argine del Po di Goro, dove saranno ubicate la primitiva chiesa (costruita negli anni 1848-1850, dopo che l’oratorio posto in golena fu sommerso dalle acque), una locanda, alcuni edifici industriali, l’edificio colonico della Barchessa, tre ghiacciaie e le case poste lungo la via che portava dal fiume alla chiesa.
Nel 1784 il paese di Goro risulta annoverato tra i piccoli siti appartenenti alla Terra di Ariano Polesine, con oratorio e prete stabile. Goro e il suo territorio, posti in destra Po di Goro, dopo il periodo napoleonico e il successivo Congresso di Vienna in cui il Po di Goro divenne il confine tra lo Stato pontificio e il Lombardo Veneto, furono staccati da Ariano Polesine, che divenne un territorio sottoposto al governo austriaco. Goro fu accorpato al Comune di Mesola, come frazione, fino al 5 Agosto 1962 quando con Decreto del Presidente della Repubblica divenne un Comune autonomo.
Il territorio di competenza e lo sviluppo del borgo conobbe una significativa trasformazione dopo la bonifica delle valli circostanti, conclusasi alla fine degli anni 50 e il nucleo abitativo originario potè ampliarsi fino a raggiungere l’attuale dimensione.
La sua estensione territoriale è di 4231 ettari, di cui 2824 ettari sono superficie d’acqua, superiore quindi alla superficie di terra: 2407 ettari, un ecosistema delicato e fragile di grande importanza naturalistica e per questo tutelato da diverse normative.
