Fotogrammi dal Delta
CortometraggiDelta padano
regia: Florestano Vancini
aiuto regista: Fabio Pittorru
soggetto e sceneggiatura: Onorio Dolcetti, Vittorio Passerini, Florestano Vancini
fotografia: Antonio Sturla
musica: Benedetto Ghiglia, cori eseguiti dalla Corale V. Bellini di Ferrara
commento parlato: Vittorio Passerini
produzione: Camera Confederale del Lavoro di Ferrara, 1951
distribuzione. Padua Film
35mm., b/n, 20’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 313
Descrive le condizioni di vita delle popolazioni del Delta del Po, fra Goro, Gorino e Scardovari. Attraverso la situazione disagiata di una famiglia viene raccontata quella di un intero paese che vive in condizioni igieniche tragiche, dove le malattie imperversano e le ambulanze portano via tanti ammalati, andando di casa in casa sotto gli occhi della gente del paese. Il paesaggio che si vede è desolato e il dramma del paese è quello di non poter sfruttare la terra: la gente lavora un giorno su quattro e non sapendo cosa fare prende il sole addossata alle case.
Il film è stato restaurato dall’Archivio audiovisivo nel 1998 con il contributo della Camera del Lavoro di Ferrara e dei comuni del delta padano. Il restauro è avvenuto presso gli stabilimenti di Cinecittà con la supervisione di Guido Albonetti.
Nello stesso anno a seguito del restauro, l’Archivio audiovisivo ha pubblicato un volume dal titolo “Delta padano. Storia di un film e del suo restauro”.
Un’isola semplice
regia: Aldo Nascimbeni
produzione. Cineclub Fedic Treviso, 1951
16mm, b/n, 18’
fonte: Cineclub Fedic, Carte di cinema
Una storia d’amore ambientata in un isolotto di pescatori.
Quando il Po è dolce
regia: Renzo Renzi
soggetto: E. Biagi, G. B. Cavallaro, R. Renzi
fotografia: Antonio Sturla
commento parlato: Sergio Zavoli
musica: Enzo Masetti, diretta da Franco Ferrara
produzione: G. B. Cavallaro, realizzato dalla Columbus Film per conto dell’Ente Delta Padano, 1952
35mm., b/n, 11’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 312
Frutto di un’ampia ricerca a carattere sociologico sulle condizioni del Delta Padano prima della riforma in preparazione: impostato secondo lo stile di una prevedibile inchiesta televisiva (mix di radio e cinema) quando in Italia non era ancora stata introdotta la televisione (un giovane Sergio Zavoli vi esercita, infatti, il ruolo del radiocronista in scena) Quando il Po è dolce si muove tra due estremi costanti: le misere condizioni della popolazione e la bellezza del paesaggio. Il titolo allude al fatto che la gente, priva di acquedotti, poteva raccogliere e filtrare rudimentalmente l’acqua del fiume soltanto quando l’acqua è dolce, come si diceva, cioè quando c’è la bassa marea e l’acqua salata del mare non entra nel fiume. Il film, datato 1952, trovò molti ostacoli censori.
Tre canne e un soldo
regia: Florestano Vancini
aiuto regista: Renzo Ragazzi
Musica: Benedetto Ghiglia
commento parlato: Gerardo Guerrieri
organizzazione generale: Ernesto Romagna Manoja
produzione: Este Film, 1953
35mm., colore, 13’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 316
É ambientato a La Pila, una landa di terra chiusa tra due rami del Po, ed è imperniato sulle raccolte dei pennacchi, cioè le stremità delle canne palustri di valle. Il documentario descrive le varie fasi di una giornata di braccianti che da Goro e da Gorino partono con le famiglie per raggiungere i canneti di La Pila, dove li attende l’accampamento di casoni di paglia che sorge sugli argini delle valli. Ne raccolta il lavoro di taglio dele canne che servono per costruire le scopo, un lavoro pericoloso perché è facile tagliarsi con le roncole e si rischia il tetano. Quando tramonta il sole i raccoglitori tornano con le barche all’accampamento di La Pila dove i fattori li attendono per acquistare il raccolto della giornata. Poi viene la sera e si accendono i fuochi attorno ai casoni e le donne preparano la cena. Così per oltre un mese, e per tanti braccianti del Delta la raccolta dei pennacchi è l’unico guadagno sicuro per tutto l’anno. Così si espresse Renato Sitti: «Il raccolto procede disinvolto e conciso sul piano di un montaggio che raccoglie in sintesi unitaria gli elementi essenziali della ben determinata situazione reale a cui si ispira. Il carattere collettivo della vita dei raccoglitori è sottolineato da un commento musicale quanto mai funzionale e complementare. Anche per questo documentario Benedetto Ghiglia ha elaborato cori originali del Delta. Questi cori danno voce e ritmo all’azione degli uomini. Di notevole interesse sono pure le applicazioni tecniche ed espressive del colore con cui Vancini ha tentato un’interpretazione cromatica originale del difficile e mutevole, pure nella sua monotonia, paesaggio del Delta. La suggestione di questo tema ambizioso, che gli ha permesso delle ottime riprese di esterni, ha però un po’ trascinato il regista oltre i termini consentiti da una severa impostazione realistica dello stesso. Da qui certe debolezze di tipo folcloristico che, sia pure su un piano di abilità del mestiere tendono a rendere esteriormente più piacevole, più bella una realtà che ha nella fatica e nel dolore i suoi più esatti termini di valutazione»
Traghetti alla foce
regia: Florestano Vancini
soggetto: Florestano Vancini
fotografia: Mario Bernardo
musica: Benedetto Ghiglia
produzione: Valpadana Film, 1955
35mm, colore, 8’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 316
Viene evidenziato come le acque del Po, alla fine del loro lungo corso, dopo aver attraversato tutta la l’Italia settentrionale si dilatano in tanti rami. Sulle innumerevoli ramificazioni d’acqua … la popolazione non può restare isolata: gli uomini … con il loro ingegno e la loro volontà sospingono da una riva all’altra i traghetti incessantemente, come incessantemente scorrono la vita e il fiume.
Palude operosa
regia: Florestano Vancini
soggetto: Florestano Vancini
fotografia: Mario Bernardo
musica: Benedetto Ghiglia
produzione: Valpadana Film, 1955
35mm, colore, 9’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 316
È ambientato nelle estreme paludi del Delta del Po dove, ad ogni inizio di inverno, alcune famiglie dei paesi e dei villaggi vanno a viver in capanne per il lavoro di taglio dei canneti. Molti uomini vi sono attratti per trasformare queste paludi in campi fecondi. Le canne che vengono tagliate, intessute a traliccio, servono per l’allevamento dei bachi da seta e, spalmate di calce, formeranno i soffitti delle stanze. Nelle stagioni morte, commenta Giovanni Comisso, le morte paludi sono il luogo di una benefica operosità….
Goro
regia: Ferruccio Cavaliere e Enzo Pecora
commento musicale: a cura di Aimone Finotti
produzione: Cineclub Fedic Ferrara, 1956
16mm., b/n 10’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 304
Descrive l’omonimo villaggio situato alle foci del Po, i suoi abitanti basano la loro economia sui prodotti della pesca. Al centro del racconto è situato un momento tipico della vita di quella comunità: la vendita all’ingrosso del pesce. Una descrizione effettuata con una composta successione di immagini intensamente espressive.
I Sanmichele del Po
regia: Michele Gandin
produzione: Ente per la colonizzazione Delta Padano, 1955
35 mm, b/n, 12’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 308
“Fare San Michele” significa “sloggiare” da una casa, da un podere. Ai “Sanmichele” drammatici di un tempo si contrappongono, ora nel Delta ferrarese i nuovi “Sanmichele”: dalla condizione di braccianti a quella di nuovi proprietari-coltivatori diretti sui poderi della riforma; dalle vecchie cadenti case, o addirittura dai casoni, alle nuove accoglienti case poderali costruite dall’Ente Delta. È stato realizzato soprattutto nel mesolano e nel codigorese.
Nel 1955 Goro era parte del comune di Mesola.
I mustri
regia: Renzo Ragazzi
montaggio: Beppino Minio
fotografia: Antonio Sturla
Musica: Benedetto Ghiglia, eseguita dal violinista Renzo Marchi
produzione: Renzo Ragazzi, 1960
35mm., colore, 12’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 310
Il documentario ha per protagonisti i bambini del Delta, che nel termine dialettale vengono chiamati “mustri”. Il gioco è la grande occupazione dei bambini, la loro vita, la loro realtà. Nelle terre del Delta dove sorgono piccoli villaggi di canne, anche i giochi dei bimbi sono particolari, hanno cioè una loro dimensione che li rende molto simili alla vita che vivono gli adulti. Sono giochi che ripetono i mestieri dei grandi o gli eccezionali avvenimenti cui i bambini assistono. Nei loro giochi i “mustri” ricalcano con estrema partecipazione sentimentale e ricchezza di particolari le varie fasi dell’avvenimento creato. Il documentario riprende alcuni momenti dei giochi attraverso i quali i “mustri” esprimono la loro condizione umana: giocano al dottore, agli sposi, alla morte. Ma i loro giochi sono diversi perché la loro condizione sociale è diversa. Il dottore arriva da lontano in barca, la sposa è già mamma e reca tra le braccia una bambola in quanto è regola nel Delta che i figli nascano prima del matrimonio; il morto viene portato in barca al cimitero lontano, sulla terraferma. Ma tutti i bambini attendono di diventare adulti e uscire in mare aperto a fare i pescatori, guardati con ammirazione e invidia dagli ex compagni di gioco.
Inverno a Goro
regia: Enzo Pecora
commento parlato: Andrea Barbato
produzione: Documento Film, 1960
35mm., colore, 9’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 309
Una lenta panoramica introduce nell’abitato di Goro dove pioggia e nebbia sono gli elementi più consueti che accompagno nei mesi invernali la vita e il lavoro degli abitanti di questo piccolo paese di pescatori del basso ferrarese. Centro della vita del paese è il porto dove è ubicato il mercato del pesce, gestito da una cooperativa. É lì che il pesce portato dai pescatori, appena tornati dal mare, viene venduto secondo un’asta dalle antiche tradizioni. Ma ci sono anche gli ambulanti. Due donne percorrono gli argini del Po per la vendita spicciola del pesce fatta di casa in casa.
Chiamata a scirocco
regia: Renzo Ragazzi
soggetto e sceneggiatura: Massimo Felisatti, Fabio Pittorru
fotografia: Cesare Bastelli
produzione: Este Film, 1963
35mm., colore, 12’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 311
É stato girato nel Delta dove un medico accorre per un caso di epidemia tifica. Arriva con una barca a motore e il paesaggio che gli si offre è suggestivo, ma squallido. Il dottore arriva nei casoni di valle in cui la gente, il cui unico sostentamento è la pesca, vive in condizioni spaventose, soprattutto da un punto di vista igienico, correndo tutti i giorni il rischio di ammalarsi perché beve l’acqua del Po. Quando il medico arriva nei casoni trova i bambini che giocano imitando i fatti della vita quotidiana: matrimonio, morte. Ed il dottore riflette sul fatto che i bambini sono beati perché riescono a giocare con tutto, i grandi invece non dovrebbero essere impotenti di fronte alla dolorosissima situazione in cui si trovano.
I vivi e i morti di Goro
regia: Sergio Zavoli
produzione: RaiTv, 1962
28’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 317
É un’inchiesta realizzata da Sergio Zavoli per la rubrica «TG7». Racconta la vita di Goro dove, secondo voci popolari, i vivi vanno a parlare con i morti per continuare a dialogare con loro raccontando gli avvenimenti del paese. Il regista coglie anche la misera realtà di quei luoghi e il progresso che vi sta penetrando, grazie alla strada Romea, rendendoli meno isolati dal resto della provincia.
Dal Reno al Po
regia: Otello Barboni
produzione: Cineclub Fedic Ferrara, 1978
super8, colore, 10’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 302
Partendo dal Lido di Spina e passando da Pomposa, Goro ed altri centri, il film documenta le caratteristiche ambientali di un’ampia fascia del ferrarese evidenziandone le bellezze naturali.
Viaggiando verso il Po
regia: Giovanni Mariotti e Paolo Luciani
produzione: RaiTV-Rete Uno, 1978
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 308
È il terzo episodio della trasmissione. Ed è un viaggio per l’Italia alla ricerca di quella memoria collettiva costituita dalle esperienze dei vecchi e dal patrimonio del vissuto popolare. L’ambiente degli incontri di questo episodio è costituito dalla zona del Delta del Po, la Bassa Padana in cui alcuni vecchi dell’ospizio di Serravalle, un pescatore di fiume di Taglio di Po, due pescatori di Goro sfilano davanti all’occhio della cinepresa raccontando la loro vita in quella particolare dimensione. I loro ricordi, che si alternato al colloquio con l’intervistatore, compongono un ritratto di vita contadina assai interessante: un patrimonio che, con la scomparsa di quei testimoni, è probabilmente destinato a scomparire a sua volta.
L’airone, un volo sul Parco del Delta
regia: Carlo Menegatti
produzione: Fedic delta Po, 1988
colori, 30′
Le ali del delta
regia: Folco e Brando Quilici
musica: Mauro Brescia
fotografia: Vittorio Dragonetti
produzione: Moana F.Q.P.E. srl – Roma, 1989
16mm., colore, 30’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 310
É un itinerario tra storia e natura nella zona che si estende tra Ferrara, Ravenna e il Po di Goro. Un volo di uccelli, tipici del delta Padano, accompagna lo spettatore alla scoperta dei luoghi più interessanti dell’insediamento umano nel ferrarese, dal fiume alla città di Ferrara, da Spina a Voghiera, da Comacchio a Ravenna, da Argenta a Mesola a Goro passando per Codigoro e Pomposa. Un itinerario non limitato soltanto agli aspetti paesaggistici, ma che mette in risalto anche l’attività dell’uomo: dall’agricoltura alla pesca al turismo ricco di tradizioni popolari e monumenti di grande valore artistico. Nel finale si vedono gli uccelli che si levano in volo dalle garzaie di Codigoro. Un auspicio degli autori per il decollo turistico, umano e sociale del Delta del Po.
Goro
regia: Cesare Bornazzini
montaggio: Sergio Buzzi
fotografia: Cesare Bastelli
commento parlato: Toni Orlandi
produzione: FarFilm, 1990
16 mm., colore, 30’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, p. 303
Documenta la trasformazione di Goro, un tempo definito un paese alla fine del mondo. Oggi si sta trasformando grazie alle vongole. Il cortometraggio ne mostra la coltivazione e gli studi che vengono effettuati in laboratorio per ripopolare la laguna. Attraverso la loro coltivazione si ridà vita alla laguna che si era spenta e che stava andando in declino. Goro è diventato così un paese dove l’acquacoltura è diventata realtà e attraverso essa si sta costruendo il presente. Il cortometraggio sottolinea anche la bellezza del paesaggio e la suggestione che emana.
Il mare
regia: Marco Felloni e Rino Busi
soggetto: da un racconto di Renato Sitti
sceneggiatura: Rino Conventi
fotografia: Carlo Magri
1991
43’
La tentassion
regia: Rino Conventi
produzione: Cineclub Fedic Ferrara, 1993
video, colore, 12’
fonte: AA. VV., Il Po del ‘900. Arte, cinema, letteratura, Bologna, Grafis Edizioni, 1995, pp. 305-306
Il video è una parte della parodia “Otelo, storia ad gilusia e invidia ad mastero” della celebre opera di Shakespeare; le vicende sono ambientate nel Delta del Po, nel mondo della pesca della vongola, con i suoi riti, tradizioni e contraddizioni. La scelta e l’uso del dialetto gorese, pur limitandone la fruibilità, è dettata dall’esigenza di riportare vicissitudini sociali che, sia pur recenti, appartengono al passato.
Lo specchio di Onorato
regia: Elisa Mereghetti
montaggio. Sandro Degiuli
fotografia: Marco Mensa
musica: Paolo Casa
videocassetta, colori, 1994
20′
Storia di Gorino nel Delta del Po e delle sue attività ittiche
È presente in: Biblioteca dell’Assemblea legislativa V E 2. 6 94SPE
Goro, una comunità del Delta del Po
rregia: Davide Scarpa
2008
41′
L’alluvione di Goro del 1958
Carlo Menegatti
2008
39′
Goro, 13 novembre 1958, una tragedia annunciata
regia: Enrico e Davide Scarpa
montaggio: Davide Scarpa
commento parlato: Davide Scarpa
produzione: Enrico e Davide Scarpa, 2008
40′
La testimonianza è ancora lucida da parte di chi ha assistito inerme come del resto tutti i “goranti” quel 13 novembre del 1958 all’ondata che in poche ore ha invaso l’intero paese, quella che da sempre viene chiama ” l’aluvion del 58″.
Era circa l’una e quindici minuti quando sotto la forza delle onde l’argine a est del porto di Goro cedette, l’acqua invase immediatamente la Valle Bonello da poco bonificata e dove erano già presenti i primi insediamenti di coltivatori diretti. L’argine cedette sotto i colpi della mareggiata dovuta la forte vento di scirocco che da diversi giorni gonfiava il mare. Nelle ore successive il mare travolse anche l’argine della marina proprio davanti a Ca’ Romanina allagando Valle Pioppa’ e la Scola’. E da lì ebbe inizio la tragedia di Goro. La mattina susseguente cominciarono ad arrivare i primi aiuti da Codigoro e Ferrara in quel periodo Goro si poteva raggiungere solo dalla strada a Po l’attuale Destra Po (solo agli inizi degli anni 60 fu costruita la “provinciale” Cristina), con le istituzioni impegnate a tutti i livelli a dare una mano a Goro, da Tresigallo arrivarono le pompe idrauliche per far defluire le acque in mare. Poi iniziò la seconda tragedia, quella degli sfollati, in pratica coloro che dovettero lasciare il paese, in gran parte donne e bambini. I bambini furono ospitati nelle colonie marine di Cesenatico, gli adulti trovarono ospitalità nel centro e nord Italia da parenti che avevano lasciato Goro in cerca di una prospettiva di vita migliore. Il deflusso dell’acqua durò per circa un mese, e già all’inizio del 1959, si intravedeva un inizio di normalità gli adulti tornarono nella primavera successiva e i bambini alla fine dell’anno scolastico. Oltre al danno Goro dovette subire anche un’umiliante beffa, infatti, gli organi ministeriali competenti, non riconobbero il disastro come alluvione, ma come mareggiata.
Goro. Un’alluvione annunciata 1958
regia: Walter Boscolo
musica: Gastone Maestri
2012
b/n
Goro, piccola grande Italia
Produzione RaiTv, 2016
colori, 13’
Goro. Piccola grande Italia
Produzione RaiTv, 2021
colori, 10’
