La Pesca

Sviluppo della pesca
La pesca è l’attività che ha consentito la nascita di Goro fornendo ai primi abitanti insediatisi sul territorio attorno al 1770 di sostenersi. La pesca, inizialmente effettuata con attrezzature poco efficaci e vecchie imbarcazioni a remi o a vela, è un’attività di pura sussistenza, ma che gradualmente assumerà connotati sempre più importanti. Il pescato costituisce la principale, se non esclusiva, fonte alimentare degli abitanti e solo in minima parte viene ceduto come merce di scambio per ottenere beni di prima necessità e qualche soldo.Questa situazione permarrà per molto tempo, almeno fino all’inizio del Novecento, quando comincia a svilupparsi un vero e proprio commercio affidato ad una ormai storica figura: le pescivendole o “Psarole”, piccoli intermediari che trasportano e vendono il pesce pescato a Goro nei paesi vicini, come Mesola, Ariano e Codigoro, sulle poche strade in terra battuta e mediante l’uso di biciclette. Per vari motivi il commercio rappresenterà costantemente un fattore limitante e indurrà i pescatori di Goro a compiere scelte importanti. Il pescato è rappresentato soprattutto da pesci lagunari e subisce delle flessioni produttive notevoli in ragione principalmente della stagione: nei mesi più freddi la pesca non viene quasi praticata. Anche quando il pescato è abbondante la resa economica rimane contenuta a causa dell’abbassamento del prezzo di vendita e anche al fatto che il commercio è affidato ad intermediari esterni sui quali non si ha alcun controllo.
Uno dei primi tipi di pesca svolta su scala commerciale è la pesca al pesce novello che ha come obiettivo non la cattura di pesci per il consumo alimentare, ma di stadi giovanili di pesci (avannotti) da destinare alle diverse valli da pesca diffuse sul territorio. Questo tipo di attività assumerà dimensioni via via sempre più importanti fino a richiedere una svolta nell’organizzazione dei pescatori. Così nel maggio 1931 viene fondata la prima cooperativa denominata appunto Cooperativa per la pesca del novellame e per la vallicoltura.

Un ulteriore miglioramento deriva dalla costituzione del Mercato Ittico Comunale per la vendita all’ingrosso del pesce nel 1932 da parte del comune di Mesola, di cui Goro è ancora frazione.
Ad eccezione del pesce novello, che per ragioni logistiche non transita materialmente attraverso il mercato ittico, il pescato è ancora costituito perlopiù da specie lagunari (anguille, cefali, acquadelle, gobidi, passere, gamberetti, granchi, etc.) e in minima parte da specie di acqua dolce. I sistemi di pesca sono ancora rudimentali e riconducibili a reti da posta (bertovelli, archette, etc,), da circuizione (sciabiche) e da imbrocco (tremagli). Le reti e cordami sono realizzate con materiali facilmente deperibili, come cotone e canapa, e necessitano di frequenti trattamenti (tinta) per essere più duraturi.

Questa situazione permarrà fino agli anni ’60, quando saranno installati i primi motori che consentiranno di esercitare la pesca anche in mare aperto aumentando le rese, le tipologie di pesca e la varietà del pescato. Sebbene l’innovazione tecnologica porterà rilevanti miglioramenti, la pesca dagli anni Novanta in poi perderà gradualmente di importanza a causa della riduzione degli stock, ma soprattutto per lo sviluppo della molluschicoltura.
Ad eccezione del pesce novello, che per ragioni logistiche non transita materialmente attraverso il mercato ittico, il pescato è ancora costituito perlopiù da specie lagunari (anguille, cefali, acquadelle, gobidi, passere, gamberetti, granchi, etc.) e in minima parte da specie di acqua dolce. I sistemi di pesca sono ancora rudimentali e riconducibili a reti da posta (bertovelli, archette, etc,), da circuizione (sciabiche) e da imbrocco (tremagli). Le reti e cordami sono realizzate con materiali facilmente deperibili, come cotone e canapa, e necessitano di frequenti trattamenti (tinta) per essere più duraturi.